Lunedì 12 ottobre alle 21.00 e mercoledì 14 ottobre alle 19.00 arriva a Cinemazero Per silenzio e vento, il film diretto da Marco Zuin e scritto da Matteo Righetto, presentato in anteprima nazionale come film di apertura del 74. Trento Film Festival. Le proiezioni sono realizzate in collaborazione con CAI – Sezione di Pordenone.
Che cosa accadrebbe se, invece di guardare la montagna come una vetta da conquistare, imparassimo semplicemente ad ascoltarla? È da questa domanda che prende avvio Per silenzio e vento, un viaggio tra le Dolomiti che mette in dialogo paesaggio, persone e pensiero per interrogarsi sul rapporto sempre più fragile tra l’essere umano e l’ambiente.
Al centro del film c’è lo scrittore Matteo Righetto, che attraversa le montagne incontrando alpinisti, scrittori, studiosi e persone che in questo territorio vivono e lavorano. Tra le voci che accompagnano il suo percorso ci sono quelle di Reinhold Messner, Erri De Luca, Enrico Camanni, Katharina Lunger e Wafaa Amer, in un confronto che allarga lo sguardo ben oltre l’esperienza individuale dell’alpinismo.
La montagna raccontata dal film non è infatti un semplice scenario né una meta da raggiungere. È un corpo vivo, un ecosistema fragile sottoposto alle conseguenze della crisi climatica e alla crescente pressione del turismo. Lo scioglimento dei ghiacciai, la trasformazione dei paesaggi e l’overtourism rendono sempre più urgente una domanda: quale rapporto vogliamo costruire con i luoghi che attraversiamo?
Per silenzio e vento prova a rispondere mettendo in discussione l’idea stessa di alpinismo come gesto di conquista. Al suo posto propone una dimensione fatta di ascolto, responsabilità e comunità, invitando a riscoprire la montagna come spazio di relazione e non di possesso. Un passaggio dal “io” al “noi”, nel quale il paesaggio diventa anche una responsabilità collettiva.
Le spettacolari immagini delle Dolomiti si intrecciano con materiali d’archivio e testimonianze, costruendo un racconto che è insieme riflessione ambientale e viaggio nella cultura della montagna. Un invito a guardare questi territori con occhi diversi e a riscoprire quella dimensione più selvatica e profonda evocata dal termine silvaticus: un rapporto con la natura capace di restituire senso alla comunità e al nostro stare nel mondo.