Un nuovo appuntamento firmato Cinemazero nell’ambito di Pordenonelegge è in programma venerdì 18 settembre alle 16.30, a spazioZero, con la presentazione del volume I Turcs tal Friùl di Pier Paolo Pasolini. 50 anni di storia, teatro, musica, lingua: l’incontro dedicato alla storia e alle diverse vite sceniche dell’opera pasoliniana, alla presenza dei curatori Luca Giuliani e Roberto
Calabretto.
Un’occasione per ripercorrere la storia di un’opera che Pasolini stesso considerava «la cosa
più bella» da lui scritta in friulano. Composta a Casarsa nel 1944, I Turcs tal Friùl rimase a
lungo inedita, anche in seguito al trauma dell’eccidio di Porzûs e alla morte del fratello Guido,
e arrivò per la prima volta in scena nel 1976, nel drammatico periodo seguito al terremoto
che colpì il Friuli. La vicenda della comunità contadina che nel 1499 si trova a fronteggiare
l’invasione turca assumeva allora un significato nuovo e profondo, risuonando con la
condizione di un territorio ferito e con la necessità di ricostruire non soltanto le case, ma
anche un senso di comunità e di futuro.
L’incontro sarà anche l’occasione per presentare l’omonimo volume curato da Luca Giuliani
e Roberto Calabretto, pubblicato da Dario Cimorelli Editore, che ricostruisce
cinquant’anni di storia teatrale e culturale de I Turcs tal Friùl. Un lavoro che riunisce saggi,
testimonianze, documenti e un importante apparato iconografico, restituendo la complessità
di un’opera che nel corso dei decenni ha continuato a essere riletta e interrogata.
Il volume ripercorre in particolare le tre principali messinscene che hanno segnato la storia
dell’opera. Si parte dalla prima assoluta del 1976, diretta da Rodolfo Castiglione tra la
Biennale di Venezia e Udine, nata nel clima della ricostruzione post-terremoto e arricchita
dalle musiche di Luigi Nono, dalla scenografia di Luciano Ceschia, dalle fotografie di Italo
Zannier e dalla voce registrata di Padre David Maria Turoldo. Si arriva poi alla rilettura del
1995-1996, prodotta dal Teatro dell’Elfo e diretta da Elio De Capitani, con l’intreccio di voci
e musiche curato da Giovanna Marini, fino alla nuova produzione, promossa da
Cinemazero, affidata ad Alessandro Serra e presentata in prima nazionale l’11 e 12
settembre 2026 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.
Una storia lunga cinquant’anni che attraversa epoche, linguaggi e sensibilità differenti,
mostrando come il testo pasoliniano abbia continuato a generare nuove interpretazioni e a
dialogare con il presente. Proprio questo percorso è al centro del volume, che raccoglie
contributi di Stefano Casi, Gabriele Zanello, Fabrizio Turoldo, Massimo Somaglino,
Valter Colle, Bruno de Franceschi, insieme agli interventi di rappresentanti delle istituzioni
e delle realtà promotrici.
Ne emerge un’opera che non appartiene soltanto alla storia della letteratura friulana, ma
continua a mettere in relazione lingua e identità, teatro e musica, memoria e impegno
civile, mantenendo intatta la capacità di interrogare il presente. Un viaggio lungo
cinquant’anni che, attraverso le diverse esperienze sceniche, racconta anche il rapporto
profondo tra I Turcs tal Friùl e il Friuli: un testo nato dalla memoria e continuamente riportato
alla vita dalla scena.
Parallelamente, l’iniziativa offrirà l’opportunità di mettere in dialogo l’opera de I Turcs
con l’ultimo e controverso film di Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di
Sodoma. Cinemazero custodisce infatti il più completo e articolato archivio al mondo
dedicato al film e alla sua realizzazione: decine di ore di registrazioni audio del poeta e
cineasta, migliaia di fotografie, materiali di lavorazione e numerose ore di riprese e
backstage. Questo patrimonio si collega profondamente ai temi affrontati dall’opera
teatrale. Se quest’ultima riflette metaforicamente sul terrore per le minacce atroci del
nazismo e le ambiguità/incertezze dei comportamenti individuali e collettivi – tra
resistenza, attesa, adesione e partecipazione –, Salò denuncia, a distanza di decenni,
l’arbitrarietà del potere e la persistente attualità delle dinamiche di dominio, esercitate
in modo assoluto e senza scrupoli. L’occasione sarà quindi quella di intrecciare il
percorso di riflessione sull’opera pasoliniana con uno sguardo storico più ampio,
offrendo al pubblico e agli addetti ai lavori l’opportunità di conoscere e approfondire i
materiali conservati da Cinemazero. Un patrimonio che sarà inoltre messo a
disposizione delle future residenze artistiche e dei progetti collegati a Pordenone
Capitale Italiana della Cultura 2027, valorizzandone il potenziale di ricerca, creazione
e divulgazione culturale.