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The Echo Chamber: il regista a Cinemazero

Martedì 15 settembre alle 21.00 Andrea Pallaoro torna a Cinemazero per presentare The Echo Chamber, il suo nuovo film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, nato dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci. Un ritorno particolarmente atteso quello del regista a Pordenone, dove incontrerà il pubblico per raccontare la genesi e il lavoro sul film.

Con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, The Echo Chamber esplora le tracce profonde che le persone lasciano le une nelle altre: ricordi, ferite, desideri e dipendenze, ma anche il modo in cui le relazioni possono trasformarsi in luoghi di rifugio e, allo stesso tempo, di prigionia.Al centro della storia ci sono Leo e Anne, due persone che si inseguono, si sfiorano, si perdono e continuano a cercarsi. Un legame dal quale non riescono né a separarsi né a liberarsi, mentre i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo diventano sempre più labili.Tra le stanze del film risuona anche la voce di Ava, che attraversa il tempo e fa emergere ciò che resiste e ciò che, invece, non può più essere trattenuto.

«È la prima volta che dirigo un film tratto da una sceneggiatura che non ho ideato personalmente», racconta Andrea Pallaoro. Una distanza che, secondo il regista, gli ha permesso di avvicinarsi in modo nuovo a temi che da tempo attraversano il suo cinema: «il fragile e spesso impercettibile confine tra intimità e dipendenza, affetto e ossessione, cura e controllo».

Il film racconta una storia d’amore nella quale amore e sofferenza diventano inseparabili. Il dolore emotivo e quello fisico finiscono per deformare la ricerca dell’intimità e della tenerezza, fino a trasformarla lentamente in controllo e possesso.

Ma The Echo Chamber guarda anche oltre la dimensione privata dei suoi protagonisti. «Al di là della sua dimensione intima, il film affronta una condizione universale: il modo in cui spesso ci aggrappiamo proprio alle cose che ci impediscono di andare avanti», spiega Pallaoro.È un film sulle tracce che lasciamo negli altri e su quelle che gli altri lasciano in noi, sui meccanismi emotivi che tendiamo a ripetere nel tentativo di trovare una connessione che, allo stesso tempo, desideriamo e temiamo. I personaggi si manipolano e si cercano per sfuggire alla propria solitudine, finendo per rimanere intrappolati negli stessi schemi.