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La profondità del Cinema

Lunedì 7 settembre alle 20.30 a spazioZero (fronte Cinemazero) sarà presentato La profondità del cinema. Piccola guida per immergersi nei film (Ediciclo Editore) di Paolo Antonio D’Andrea, referente dell’offerta didattica e delle iniziative dedicate ai classici di Cinemazero. A condurre l’incontro a ingresso gratuito sarà lo scrittore e sceneggiatore Fabrizio Bozzetti.

Dal buio di una sala agli abissi dell’inconscio, il cinema può diventare un viaggio senza movimento. Quando le luci si spengono e lo schermo si illumina, il corpo resta fermo, ma la mente attraversa luoghi, epoche, paesaggi e soprattutto territori interiori. È questa l’idea del “viaggiatore immobile” che attraversa il libro, che non racconta film che parlano di viaggi, ma prova a descrivere ciò che accade quando entriamo in una storia per immagini e, attraverso quella storia, finiamo per trasformarci.

A guidare questa immersione è l’allegoria del palombaro. Immergersi in un film significa calarsi progressivamente in un abisso: più si scende, più ci si allontana dalla percezione del mondo esterno e più la visione diventa esplorazione della propria interiorità, delle proprie ossessioni e delle proprie pulsioni. Il cinema diventa così uno spazio in cui realtà e immaginazione si incontrano e nel quale l’esperienza dello spettatore assume una dimensione quasi fisica.

«Il cinema è, per definizione, un’espressione artistica legata all’immobilità – scrive Paolo D’Andrea – si entra, ci si siede, si spengono le luci. Il corpo non va da nessuna parte. Eppure, nessun altro dispositivo nella storia dell’umanità ha prodotto un’esperienza di viaggio altrettanto potente, fisica e reale nelle sue conseguenze emotive. Com’è possibile?».

La discesa immaginata dall’autore passa attraverso tre grandi autori, chiamati a rappresentare altrettante profondità del viaggio cinematografico. John Ford apre la prima discesa, quella più vicina alla realtà esteriore: il western diventa un’epica dello spazio, della frontiera e del rapporto dell’uomo con il paesaggio. Con Josef von Sternberg il viaggio procede verso l’interiore, in un cinema di grande artificialità nel quale la realtà lascia progressivamente spazio al desiderio che si fa immagine. Infine David Lynch conduce nel punto più profondo, dove esteriore e interiore finiscono per coincidere e il paesaggio americano si rivela come una proiezione dell’inconscio.

Alla riflessione sui grandi autori si intrecciano ricordi personali e frammenti di esperienza. Tra questi, quello legato a Il grande silenzio di Sergio Corbucci, visto da bambino nella convinzione che quelle distese innevate fossero l’Alaska. Solo da adulto D’Andrea scopre che quelle immagini erano state girate tra Cortina, Auronzo di Cadore e Misurina. Un piccolo cortocircuito tra finzione e realtà che diventa emblema del viaggio cinematografico: un luogo può essere reale e, nello stesso tempo, esistere nella nostra immaginazione come qualcosa di completamente diverso.

Più che una guida ai film, La profondità del cinema è dunque una riflessione sul nostro modo di stare davanti allo schermo e di rapportarci ai racconti per immagini. Il libro si costruisce come una sorta di scatola cinese, fatta di rimandi letterari e metaletterari, attraversando teoria, memoria personale e storia del cinema. D’Andrea accompagna il lettore in un percorso che non pretende di fornire risposte definitive, ma invita a osservare con maggiore attenzione ciò che accade dentro di noi mentre guardiamo un film.