La solitudine dell'ala destra: Pasolini e il calcio

n° 124 fo­to­gra­fie(Le foto pro­ven­go­no da al­cu­ni dei più im­por­tan­ti ar­chi­vi fo­to­gra­fi­ci ita­lia­ni, e dalle col­le­zio­ni pri­va­ti – ai più
sco­no­sciu­te – di molti fo­to­gra­fi)


N° 5 rari fil­ma­ti (Estrat­ti da Co­mi­zi d’A­mo­re 1965, Par­ti­te della na­zio­na­le can­tan­ti spet­ta­co­lo in Ci­ne­Mon­do
1971/ Ci­ne­gior­na­le No­ti­zie Ci­ne­ma­to­gra­fi­che 1975, fil­ma­ti di Clai­re Peo­ple Ber­to­luc­ci sul match “Salò vs.
No­ve­cen­to” 1975, fl­ma­ti dell’ “ul­ti­ma par­ti­ta” a San Be­ne­det­to del Tron­to) 


N° 1 brano audio ine­di­to con re­gi­stra­zio­ne di Pa­so­li­ni in­ten­to a or­ga­niz­za­re par­ti­te in bor­ga­ta

 

In un'in­ter­vi­sta al­l'Eu­ro­peo il 31 di­cem­bre 1970, Pa­so­li­ni di­chia­ra­va: «Il cal­cio è l’ul­ti­ma rap­pre­sen­ta­zio­ne sacra del no­stro tempo. È rito nel fondo, anche se è eva­sio­ne. Men­tre altre rap­pre­sen­ta­zio­ni sacre, per­si­no a messa, sono in de­cli­no, il cal­cio è l’u­ni­ca ri­ma­sta­ci. Il cal­cio è lo spet­ta­co­lo che ha so­sti­tui­to il tea­tro».
La mo­stra narra que­sta pas­sio­ne dalle ori­gi­ni, a Bo­lo­gna, la città na­ta­le di Pa­so­li­ni, dove fre­quen­ta­va il Liceo Gal­va­ni e il cal­cio riem­pi­va le sue gior­na­te. Af­fer­ma­va in­fat­ti: «I po­me­rig­gi che ho pas­sa­to a gio­ca­re a pal­lo­ne sui Prati di Ca­pra­ra (gio­ca­vo anche sei, sette ore di se­gui­to, inin­ter­rot­ta­men­te: ala de­stra, al­lo­ra…) sono stati ndub­bia­men­te i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso».
In que­gli anni, il Bo­lo­gna Foot­ball Club era uno squa­dro­ne ca­pa­ce di vin­ce­re ben quat­tro scu­det­ti di fila e Pa­so­li­ni ne di­ven­ne un ac­ca­ni­to ti­fo­so. Du­ran­te le va­can­ze esti­ve, a Ca­sar­sa, nella casa della fa­mi­glia della madre Su­san­na Co­lus­si, in­dos­sa­va la ma­glia bian­co­ne­ra della so­cie­tà del paese, par­te­ci­pan­do al cam­pio­na­to della Gio­ven­tù Ita­lia­na del Lit­to­rio. Le par­ti­te si gio­ca­va­no nel campo spor­ti­vo die­tro la fer­ro­via. A fun­ge­re da spo­glia­to­io, c’era una stan­za del­l'al­ber­go Leon d'Oro. Fi­ni­ta la guer­ra, Pa­so­li­ni fu tra i pro­mo­to­ri della na­sci­ta della So­cie­tà Ar­ti­sti­co Spor­ti­va Ca­sar­sa, che nel­l'au­tun­no del 1946 fissò la pro­pria sede nello stan­zo­ne adia­cen­te a Casa Co­lus­si Ba­ti­ston, dove erano ospi­ta­te le at­ti­vi­tà del­l'A­ca­de­miu­ta di lenga fur­la­na. Sem­pre in quel­l’an­no, Pa­so­li­ni fu tra i pro­mo­to­ri del­l’U­nio­ne Spor­ti­va San­gio­van­ne­se. Nel 1947 ini­ziò anche a scri­ve­re di cal­cio come cor­ri­spon­den­te de Il Friu­li Spor­ti­vo.
A Roma, nei cam­pet­ti delle bor­ga­te ro­ma­ne, Pa­so­li­ni co­nob­be co­lo­ro che in se­gui­to sa­reb­be­ro di­ven­ta­ti i pro­ta­go­ni­sti dei ro­man­zi Ra­gaz­zi di vita e Una vita vio­len­ta. A metà degli anni Ses­san­ta fu tra gli idea­to­ri, as­sie­me a Ni­net­to Da­vo­li e Fran­co Citti, della squa­dra chia­ma­ta At­to­ri e Can­tan­ti, che qual­che anno più tardi di­ven­ne la Na­zio­na­le dello Spet­ta­co­lo, di cui Pa­so­li­ni portò a lungo la fa­scia di ca­pi­ta­no. Nella pri­ma­ve­ra del 1975, qual­che mese prima di ve­ni­re as­sas­si­na­to, or­ga­niz­zò a Parma la par­ti­ta tra la trou­pe di Salò e quel­la che a pochi chi­lo­me­tri di di­stan­za stava gi­ran­do No­ve­cen­to di Ber­nar­do Ber­to­luc­ci. Fra i pro­ta­go­ni­sti della so­nan­te vit­to­ria di Ber­to­luc­ci, per 5 a 2, c’era il gio­va­ne cal­cia­to­re della squa­dra "pri­ma­ve­ra" del Parma, Carlo An­cel­lot­ti, che, per l'oc­ca­sio­ne, era stato "as­sun­to" come at­trez­zi­sta nella trou­pe di No­ve­cen­to e aveva se­gna­to pure un goal.

Nel­l’an­no del cen­te­na­rio della na­sci­ta, la mo­stra è un’oc­ca­sio­ne per sco­pri­re quan­to fosse forte il le­ga­me di Pa­so­li­ni con il cal­cio, tanto che nel 1973, alla do­man­da di Enzo Biagi per La Stam­pa, l'in­tel­let­tua­le di­chia­ra­va che, senza ci­ne­ma e senza scri­ve­re, quel­lo che gli sa­reb­be pia­ciu­to di­ven­ta­re era: «un bravo cal­cia­to­re. Dopo la let­te­ra­tu­ra e l'e­ros, per me il foot­ball è uno dei gran­di pia­ce­ri».